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Product Manager MaverX: alberi 100% italiani (parte 2/2)

RIWmag - materiali - March 21, 2013
Claudio Cazzara e MaverX: alberi 100% italiani (parte 2/2)
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MaverX costruisce alberi da windsurf grazie all’esperienza trentennale della lavorazione della fibra di carbonio provienente dalla Reglass Spa, azienda tutta italiana.
Reglass ha trasferito il suo know how attraverso la passione per gli sport d’acqua creando la Divisione Windsurf da cui nasce il brand MaverX, che cura la costruzione dei propri alberi in ogni singola fase del processo produttivo.
Un importante traguardo è stato raggiunto quando l’atleta irlandese Finian Maynard è riuscito a superare il record del mondo di velocità a vela che resisteva da oltre 11 anni con un albero MaverX di serie: Stilo 300 RDM 400cm (vela Naish) che oggi qualunque windsurfista può usare.
Intervistiamo Claudio Cazzara, windsurfista sfegatato e responsabile della Divisione Windsurf MaverX. (seconda parte, la prima parte qui)

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Andrea Franchini. Photo: Adele Frola

RIW: Avete lanciato il modello “superleggero”. Caratteristiche?
C.C.: E’ l albero più leggero e performante al mondo. Punto. (ovviamente a far data di oggi). Condividiamo questo primato con l’Aero North. Volevamo un albero che fosse sotto al chilo, più morbido in conduzione rispetto ad uno stilo 300, che si adattasse perfettamente in condizioni wave e ovviamente… che non si rompesse al primo backloop. Il suo peso ridotto lo rende poi perfetto anche per un uso freestyle o per ragazze. Con un superleggero, una vela 3.7 a 3-4 stecche ed un boma sottile si ha un rig attorno ai 5 chili … questo per far riflettere chi continua a sostenere che si ripropongono sempre le stesse cose, che il marketing è cattivo e si approfitta di noi obbligandoci a comprare cose sempre più care, ma non migliori. Io ricordo ancora il nodo impossibile con cui si legavano a pali in vetroresina colorati detti “alberi” boma che si flettevano come giunchi … direi che di passi in avanti ne abbiamo fatti.

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Valter Scotto

RIW: E’ un albero da gara o accessibile anche agli appassionati? Quale è il vostro prodotto di punta per gli appassionati?
C.C.: Il superleggero è un albero da gara, da risultato. Non c’è dubbio. Rappresenta il top in termini di performance, leggerezza e qualità oggi disponibile sul mercato. Il materiale con cui lo abbiamo costruito lo rende più caro rispetto ad altri modelli, ma assolutamente accessibile. Un superleggero 370 pesa poco più di 1,1 kg, e costa meno di altre marche che pesano anche 3 etti in più. Certamente si può far windsurf con una vela di 10 e una tavola di 10 anni fa , ma questo è il nostro sport dove investiamo tempo, risorse, energie. Regalarsi un’attrezzatura di estrema qualità, potendolo fare, è assolutamente comprensibile – E’ la nostra passione. Ci regaliamo cose assolutamente meno necessarie per cose decisamente meno importanti. L’albero di punta degli appassionati è sicuramente lo stilo 200 come RDM e , nonostante le mode condizionano un po’ le nostre scelte , l’EVO drop shape come SDM.

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Nicola Spadea

RIW: La domanda più frequente dei rider riguarda la compatibilità degli alberi con le vele. Come rispondete in tal senso?
C.C.: E’ la domanda più facile e difficile allo stesso tempo a cui rispondere. La questione ruota attorno al fatto che oggi quasi tutte le vele, con rare eccezioni , usano curve constant con cui di conseguenza sono costruiti la maggior parte di alberi sul mercato inclusi i MaverX . Ovviamente i costruttori di vele “suggeriscono” l’uso del proprio albero come soluzione migliore. Forse alcuni anni fa marche diverse avevano interpretazioni diverse riguardo le curve; non più oggi. Entro le tolleranze costruttive degli alberi e della stessa vela (che ricordiamoci è fatta di tessuto e quindi soggetta essa stessa a tolleranze e cedimenti), la compatibilità con la curva non è quasi mai un problema. Ma questa è solo una, pur importante, parte della questione. La caratteristica principale di un albero è infatti incentrata sul suo comportamento meccanico e questo dipende da ciò con cui è fatto. Di tipi di carbonio ne esistono tantissimi con proprietà meccaniche talmente diverse e distanti come quelle che ci possono essere fra il ramee l’acciaio. Si possono trovare alberi costruiti con carbonio più economico, con caratteristiche meccaniche basse, e alberi con fogli di carbonio molto più pregiato. Il costo è come sempre proporzionale alle caratteristiche meccaniche e quindi al comportamento finale del prodotto. E’ facile capire la confusione di chi legge albero 100% carbonio … indice solo della presenza ( assente nel caso di un 100% ) di fibra di vetro, ma non della qualità del carbonio usato e quindi del modo in cui la vela si comporterà. Questo è l’aspetto più importante, aspetto che si può verificare in acqua, in manovra, non certo montando una vela davanti al negozio. Se un albero è un constant curve, viene prodotto con una qualità costante e con materiali tecnologicamente avanzati andrà bene su quasi tutte le vele. Noi come Maverx seguiamo questa strada.

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Federico Infantino. Photo: Marco Coppadoro

RIW: Progetti futuri, anche a livello di presenza agli eventi?
C.C.: Progetti ne abbiamo, anche parecchi ma non più nella direzione del peso che ha già raggiunto valori per noi corretti. Ci si può spingere anche sotto, ma non lo riteniamo interessante soprattutto a livello di permormance e affidabilità, quest’ultima per noi soprattutto importantissima. Questi sono gli obiettivi su cui stiamo lavorando per la nuova produzione. Eventi, parteciperemo al Wind Festival in Italia, al Fuerte wave classic del 2014 oltre che al PWA a Tenerife dove ci trasferiamo in estate per testare i nuovi modelli sulle neo uscite vele.

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Andrea Mariotti. Photo: Felice Zompanti

Interview: Simone Pierini 4 www.RIWmag.com

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